La propensione innata alla realizzazione di sé

Il bisogno umano di autorealizzazione. Una forza di che richiede solamente di essere lasciata libera di esprimersi

La propensione innata alla realizzazione di sé
La propensione innata alla realizzazione di sé
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“Il mio compito era quello di rimuovere gli ostacoli che bloccavano la strada al mio paziente.
Non dovevo essere io a compiere l’intero lavoro; non dovevo ispirare al paziente desiderio di crescere, curiosità, volontà, gusto per la vita, premura, fedeltà, o un’altra qualsiasi della miriade di caratteristiche che ci rendono pienamente umani.
No, quello che dovevo fare era identificare e rimuovere gli ostacoli: il resto sarebbe venuto automaticamente, alimentato dalle forze di autorealizzazione insite nel paziente”.

Ho spesso riflettuto, e a lungo, su queste parole del famoso analista americano Irvin Yalom. Sono contenute in un suo testo1 che ho sempre considerato un prezioso strumento, una guida davvero autentica nel mio lavoro di psicologo.

Alla fine, afferma l’autore, la terapia consiste sostanzialmente nel rimuovere gli ostacoli che impediscono all’individuo di percorrere la propria strada. Il desiderio di raggiungere la meta e tutto ciò che questo traguardo comporta per la vita della persona è già presente in sé stessa.

Nell’essere umano vi sarebbe, in altri termini, una propensione innata alla realizzazione di sé; una forza di autorealizzazione che richiede solamente di essere lasciata libera di esprimersi.

Vista da un’altra prospettiva ancora, la Vita, nel suo desiderio di irradiarsi, possiede una volontà intrinseca di espressione e manifestazione. Spesso rimane sopita, soffocata dagli eventi, o deviata verso qualche canale improduttivo. Ma il suo vibrare e pulsare non cessa mai comunque di chiedere spazio.

Si tratta indubbiamente di un aspetto che non posso che condividere. Ho avuto più volte il privilegio di poter osservare il modo in cui questa propensione innata riesce a trasformare la vita delle persone. Mi è stato possibile assistere più volte allo schiudersi di un autentico desiderio di autorealizzazione e al suo impatto sul vissuto personale.

Le forze di autorealizzazione

Che cosa sono queste forze di autorealizzazione presenti nell’essere umano in forma innata? Potremmo definire questo impulso all’autorealizzazione come una spinta verso lo sviluppo del proprio potenziale e a raggiungere la piena espressione di sé.

Si tratta dunque di una componente fondamentale della natura umana, che orienta l’individuo verso una crescita continua, e alla ricerca di elementi di significato ed autenticità.

E’ un aspetto ben noto alla Psicologia Umanista. Abraham Maslow, uno dei suoi principali esponenti, definisce il bisogno di autorealizzazione come l’affermazione di una necessità specificamente umana, e lo colloca al vertice della sua ben nota “piramide dei bisogni”.

Nelle parole dell’autore, l’autorealizzazione “si riferisce al desiderio dell’uomo di autocompimento, cioè alla tendenza che egli ha ad attualizzare ciò che è potenziale. Questa tendenza può essere indicata come il desiderio di divenire sempre più ciò che idiosincraticamente si è, di divenire tutto ciò che si è capaci di diventare”2

Perché questa crescita si arresta?

Molte possono essere le circostanze esistenziali in grado di arrestare il percorso verso la piena realizzazione del proprio potenziale. Possono esserci conflitti psicologici interiori, anche di antica data, in grado di determinare un’inibizione o un blocco nell’espressione di sé. Ad essi possono associarsi anche sentimenti di impotenza, oppure sensi di colpa o vergogna, che possono sottrarre molte energie ai progetti di vita in corso.

Possono sopraggiungere crisi esistenziali in grado di causare un momentaneo o duraturo disorientamento rispetto al percorso da seguire, al proprio posto nel mondo e alla propria vocazione esistenziale.

Ma, come più frequentemente accade, possono semplicemente presentarsi eventi della vita che costringono a rivedere il modo in cui la propria quotidianità viene affrontata. E ci si trova così a dover rallentare, modificare o rivedere completamente il proprio approccio alla vita per quel particolare momento.

Rimuovere gli ostacoli

Come afferma Irvin Yalom, rimuovere questi ostacoli consente alle persone di ritrovare quella ottimale connessione con loro stesse. Questo le pone nella condizione di proseguire il proprio cammino di realizzazione esistenziale.

Mi sento però di affermare che il percorso psicologico non deve necessariamente essere solo uno strumento di rimozione degli ostacoli. Vi sono persone che non richiedono questo in un percorso terapeutico. Sanno che determinate barriere o complicazioni esistenziali non sono necessariamente rimuovibili o risolvibili.

Il loro desiderio è quello imparare ad accettare e superare ciò che non può essere cambiato, per poter trarre da questa esperienza qualche prezioso insegnamento di vita.

E’ interessante notare come alcuni desiderino solamente la presenza di un testimone che osservi nel loro cuore la bellezza dello sforzo compiuto per spezzare quelle catene. Essi sono autenticamente consapevoli della loro intenzione e capacità di trasformare quello sforzo in volontà creativa e nell’espressione di un autentico desiderio dell’anima.


NOTE:

(1) – Irvin D. Yalom, Il dono della terapia, Neri Pozza
(2) – Abraham Maslow, Citato in: Aldo Carotenuto, Trattato di Psicologia della Personalità, prima edizione 1991, Raffaello Cortina Editore

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