Il potere del complesso psicologico

Il significato del complesso psicologico, quale componente autonomo all'interno della psiche e la sua possibile integrazione

Il potere del complesso psicologico
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Tra le espressioni psicologiche divenute ormai di uso comune vi รจ senza dubbio quella di “complesso psicologico“. Al pari di altri termini appartenenti al linguaggio tecnico della psicologia a cui tocca la stessa sorte, non sempre viene perรฒ utilizzato appropriatamente. Avrei quindi piacere di ripercorrere l’origine di questo termine per comprenderne il significato cosรฌ come originariamente definito, in quanto mi รจ sempre apparso di particolare curiositร .

Diciamo innanzitutto che si tratta di un termine che si รจ sviluppato nel contesto psicoanalitico della psicologia. Carl G. Jung, grazie alle sue ricerche, ne ha potuto dare una definizione particolarmente interessante. Quando perรฒ si parla di complessi psicologici, non รจ raro che anche in ambito “profano” affiori alla mente il “complesso di inferioritร ” o il “complesso di superioritร ”. Queste definizioni, che approfondiremo in seguito, appartengono ad un altro pioniere della psicoanalisi, padre di quel filone definito “psicologia individuale”: Alfred Adler.

Definizione del complesso psicologico

Aldo Carotenuto, nel suo “Trattato di Psicologia della Personalitร ”1, entrando nel merito della concezione Junghiana definisce il complesso psicologico come “… un insieme di immagini e di idee raggruppate intorno a un nucleo e fortemente colorate da una comune tonalitร  affettiva, e agisce in maniera autonoma all’interno della personalitร . Puรฒ essere controllato con la volontร  cosciente, ma mai represso completamente”.

Mi rendo conto che parlare di qualcosa in grado di agire in maniera autonoma all’interno della nostra psiche possa lasciare particolarmente sorpresa piรน di una persona. Ma essendo ormai ben noti molti dei meccanismi psichici inconsci, tutto questo non dovrebbe risultare piรน di tanto sconcertante.

“Per comprendere bene il concetto”, continua infatti Carotenuto, “possiamo immaginare il complesso come una personalitร  autonoma, un frammento scisso e organizzato della psiche che si comporta come un sรฉ, e sappiamo che possono coesistere all’interno di una personalitร  diversi sรฉ, ovvero diverse personalitร  secondarie”.

Per meglio chiarire la forza di questo fenomeno, Jung affermava addirittura che non sarebbe del tutto corretto dire che una persona ha un complesso. Si dovrebbe affermare che il complesso ha la persona.

Origine e manifestazione del complesso psicologico

Afferma ancora l’autore che vi sono situazioni particolari o rapporti interpersonali che hanno la facoltร  di attivare il complesso. In tal modo “entra in gioco un aspetto psicologico della persona poco coerente con l’abituale struttura psichica, che ha la forza di imporsi e di organizzare il comportamento, sia con effetti positivi che con effetti negativi”. In conseguenza di questo, la persona si comporta come se fosse “posseduta da una personalitร  autonoma”.

In questo modo, queste “parti psichiche frantumate della nostra personalitร  […] funzionano in modo arbitrario e autonomo, conducono un’esistenza a parte nelle zone oscure dell’anima, donde possono in ogni momento ostacolare o favorire le prestazioni coscienti”2.

Rimanendo nell’ambito della teoria Junghiana, l’origine del complesso sarebbe di tipo traumatico. Citando ancora il testo di Jacobi, si tratterebbe di “uno shock emotivo o qualcosa di simile, per il quale รจ stato incapsulato o staccato un pezzo di psiche”. Il trauma, o il conflitto, potrebbe risalire all’infanzia, oppure appartenere ad un’epoca piรน recente. La ragione ultima del complesso psicologico รจ comunque “l’evidente impossibilitร  di accettare la propria essenza individuale in toto”.

Per questo motivo si ribadisce l’importanza di non tentare semplicemente di eliminare o reprimere la manifestazione del complesso psicologico. L’obiettivo, anche in un eventuale percorso terapeutico, dovrebbe infatti essere quello di pervenire ad una equilibrata armonizzazione in un insieme coerente di tutte le componenti psichiche non integrate e agenti autonomamente.

Esempi di complessi psicologici

Un esempio menzionato da Carotenuto riguarda il “complesso materno“. Chi ne รจ portatore, sarebbe talmente legato alla figura materna e al proprio nucleo familiare da non riuscire ad esprimere i propri sentimenti con un sufficiente grado di autonomia.

Mancherebbe dunque la capacitร  di conquistare la propria indipendenza e un ottimale grado di differenziazione rispetto alle figure di riferimento affettivo. In un simile contesto, afferma l’autore, la persona “non potrร  mai avvicinare costruttivamente l’altro sesso, poichรจ l’immagine inconscia materna (o paterna) รจ talmente potente da proibire l’innamoramento e la relazione. […] probabilmente esiste una dimensione psicologica inconscia che impedisce una scelta costruttiva”.

E non รจ difficile rendersi conto che in una situazione di questo tipo รจ particolarmente importante che la persona possa essere posta nelle condizioni di poter elaborare le sue resistenze, “per rendersi piรน disponibile all’incontro e guardare l’altro con occhi piรน obiettivi”.

Un altro esempio proposto dall’autore, riportato proprio a testimonianza della potenza del complesso psicologico, รจ il cosiddetto “complesso di inferioritร “. “Chi ne รจ posseduto conduce un’esistenza improntata al presupposto di essere inadeguato a tutte le situazioni della vita. Non si chiede affatto se le carenze che si imputa abbiano una corrispondenza sul piano di realtร : le vive come tali e pertanto finisce per diventare veramente insufficiente”.

Per dirla con le parole di Alfred Adler, riportate nel testo di Carotenuto, “il complesso di inferioritร  e il suo parente prossimo, il complesso di superioritร , costituiscono le modalitร  attraverso cui la persona dichiara a sรฉ stessa e agli altri che non possiede la forza necessaria a risolvere un dato problema in un modo che risulti socialmente vantaggioso. […] E’ ben noto che questo stato d’animo, con tutti i suoi pensieri, i sentimenti e le azioni pratiche che comporta, conduce a fallimenti”.

Considerazioni conclusive

Per come abbiamo definito il complesso psicologico รจ facile rendersi conto che si tratta di una condizione tutt’altro che rara. Siamo perรฒ piuttosto bravi a riuscire ad ipotizzare la presenza di una situazione di questo tipo nelle altre persone. Molto piรน difficile รจ rendersi conto di essere portatori in prima persona di un possibile complesso psicologico.

Per questa ragione, come giร  accennato, รจ di fondamentale importanza saper essere onesti con sรฉ stessi e provare ad osservare con trasparenza le proprie dinamiche. In particolare, la manifestazione del complesso si fa piรน chiara quando le nostre emozioni vengono sollecitate in maniera piรน marcata rispetto alle condizioni abituali. E ciรฒ puรฒ inevitabilmente accadere ad esempio nei contesti relazionali.

Forse un complesso psicologico puรฒ spaventare di meno se si considera il fatto che una sua eventuale integrazione all’interno della personalitร  puรฒ costituire un fattore di liberazione di energie creative e di espressione esistenziale piรน autentica.

Finchรฉ ci ostiniamo a ignorarlo persino quando vi sono evidenti segnali della sua presenza, continuerร  ad agire indisturbato, illudendoci di avere il controllo della nostra espressione psichica. Ma se decidiamo invece di volerci esprimere in conformitร  con la nostra psiche nella sua totalitร , siamo probabilmente piรน disposti ad accettare il confronto con il trauma che lo ha generato, aprendo la strada verso una vita dotata di maggior significato.


NOTE BIBLIOGRAFICHE

1 – Carotenuto A., Trattato di Psicologia della Personalitร , Raffaello Cortina Editore, prima edizione 1991, p.20;
2 – Jacobi J., La Psicologia di C.G. Jung, Bollati Boringhieri, prima edizione 2014, p.54;

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