Le aquile non volano a stormi – La solitudine.
Riflessioni psicologiche sul Senso della Vita
Capitolo 4

Vorrei trattare ora il tema della solitudine. Come abbiamo visto nel precedente capitolo, quando quel viaggio simbolico che conduce per le strade della vita diventa โaltro viaggioโ, molte cose iniziano a cambiare. In senso Junghiano, inizia quel meraviglioso percorso definito processo di individuazione, che di per sรฉ rappresenta la necessitร di trovare il senso piรน autentico della propria vita. Ma una cosa appare spesso evidente fin dai primi passi mossi lungo questo sentiero: vi saranno momenti in cui a farci compagnia ci sarร solamente la voce del silenzio.
Per rendere conto del perchรฉ, ricorrerรฒ ancora una volta alle parole di una canzone. Tocca a Franco Battiato offrirci ora uno spunto illuminante su cui riflettere. Il titolo, altamente suggestivo, di questo brano รจ โLe aquile non volano a stormiโ, e sembra forse suggerire quanto preziosa potrebbe essere stata per lui la dimensione della solitudine. E quanto doloroso lโinevitabile prezzo da pagare, per chiunque decida di offrire spazio a questa necessitร . Ecco le parole piรน significative contenute nel testo del brano:
โIn silenzio soffro i danni del tempo
Le aquile non volano a stormi
Vivo รจ il rimpianto della via smarrita
Nellโincerto cammino del ritornoโ.
Ma non vi รจ solamente solitudine in queste parole. In qualche modo vi รจ unโeco che richiama alla dimensione del sacro, o alla sacralitร della ricerca di senso, qui delicatamente accennata nellโimmagine della ricerca della via smarrita lungo lโincerto cammino del ritorno.
Il delicato tocco della solitudine si esprime qui semplicemente come una sincera necessitร di introversione, fino ai piรน remoti spazi interiori, entro i quali รจ possibile percorrere il cammino del ritorno. Ancora una volta, anche in queste parole, la via รจ smarrita, ed รจ necessario ritrovare la strada da percorrere. E questo di norma puรฒ essere fatto solamente nel silenzio del contatto con sรฉ stessi, lontano dal frastuono del mondo.
โUn cielo silenzioso e colmo di veritร โ โฆ
E’ strano come a volte eventi che si presentano come del tutto casuali possano lasciare un segno importante nella nostra crescita. La musica ha inevitabilmente sempre accompagnato i miei momenti piรน solitari e introspettivi, ma sono davvero pochi i brani che ricordo con particolare interesse.
Alcuni hanno perรฒ suscitato in me qualche emozione difficile da dimenticare. E sono tutt’ora incredulo, quasi divertito, nel rendermi conto che tra essi ve ne รจ uno di una sconosciuta hard rock band italiana. Si chiamavano “Negazione”, e il titolo di quel particolare pezzo era โHo piantoโ. Niente di cosรฌ speciale, si potrebbe pensare.
Eppure le parole con cui iniziava erano davvero estremamente evocative dal punto di vista emozionale. Mi sono addirittura permesso, qualche volta, di lasciarmi ispirare da queste parole per creare stimoli immaginativi efficaci per dare avvio alla fase immaginativa, durante le sedute in cui utilizzo il metodo dellโEsperienza Immaginativa.
โIo a fissare un cielo silenzioso e colmo di veritร โ…
L’osservazione del cielo รจ uno spettacolo stupidamente ritenuto banale. Eโ una scena tutto sommato ordinaria. Una possibilitร che si ripresenta continuamente nelle nostre vite. Ma quanto rimane difficile vedere il cielo โcolmo di veritร โ? Perchรจ quelle veritร non sono in esso. Un cielo si propone infatti solamente come specchio in grado di riflettere veritร che possono nascere solamente nei nostri spazi interiori.
E davanti ad un simile cielo non possiamo che essere soli. Soli con noi stessi, di fronte a quella immensitร . Nella quiete della solitudine il cielo, come tutte le altre cose che suscitano meraviglia, รจ in grado di trasmetterci la sua voce silenziosa. Ma, come dicevamo, quelle parole non originano nel cielo e non provengono da esso. Emergono da quel qualcosa in noi che cerca di riconnettersi con il frammento di eterno che custodiamo nelle nostre profonditร .
Non ci rivela necessariamente il senso delle cose, o il vero senso della vita. Ci colloca perรฒ nella giusta prospettiva per alimentare lโanelito che ci spinge a procedere sulla via della ricerca.
โฆ Ascoltare il vento
La ricerca del senso della vita puรฒ dunque lasciare un senso di amara solitudine. Cosรฌ talvolta accade, almeno nelle fasi iniziali del percorso. Sembra paradossale, perchรฉ lโavvicinarsi ad una dimensione di senso dovrebbe offrire unโesperienza di pienezza e partecipazione, ma spesso vi รจ proprio la solitudine sullo sfondo del dolore dellโanima. Perchรฉ โla solitudine รจ ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessunoโฆโ.
ร una frase che ho sempre trovato particolarmente curiosa e significativa. Sul web viene spesso attribuita a Jim Morrison, leggendario e controverso frontman del gruppo โThe Doorsโ, ma su questa possibilitร ho trovato ben pochi riscontri affidabili. Si tende piuttosto a pensare che appartenga semplicemente ai molti detti e proverbi della tradizione popolare.
Siamo abituati di norma a pensare alla solitudine come isolamento, come distanza fisica dagli altri esseri umani. Ma si tratta di un fenomeno che puรฒ manifestarsi anche con la modalitร dellโincomunicabilitร . E non รจ difficile rendersi conto di quanto i suoi effetti possano essere altrettanto severi sullโanimo umano.
Scoprirsi soli davanti ai misteri dellโuniverso, o delle proprie profonditร interiori, รจ unโesperienza che puรฒ assumere toni drammatici. Ma anche in condizioni come queste, difficilmente riesce a distogliere unโanima sincera in cerca di risposte dal suo anelito.
In fin dei conti, paradossalmente, la ricerca di senso รจ a tutti gli effetti uno sport per anime solitarie. Richiede, tra le altre cose, la capacitร di elevare il proprio spirito al di sopra dei conflitti dellโio e degli eccessivi coinvolgimenti emotivi.
Lโaquila, meraviglioso animale solitario, รจ un efficace simbolo di questa elevazione e ricerca. Come la nostra coscienza nei momenti di piรน autentica illuminazione si eleva e contempla il mondo da un punto di vista privilegiato di osservazione. Ed รจ proprio in momenti come questi che il senso della nostra vita puรฒ iniziare a tingersi di tonalitร piรน definite.
Lo spirito che sโinnalza al di sopra della passione
Quel senso di solitudine che talvolta ci accompagna lungo il nostro percorso di ricerca di senso puรฒ anche paradossalmente emergere come base per tanto inaspettati quanto preziosi frammenti di pienezza e realizzazione.
Ed รจ proprio in momenti come questi che ci si rende conto che un percorso di questo tipo, nella sua complessitร , ci puรฒ offrire un’esperienza di rara ricchezza e profonditร .
Ho spesso trovato in queste parole di Ralph W. Emerson [1], con il suo stile incisivo e diretto, unโinteressante spunto di riflessione:
Nel momento della consapevolezza non cโรจ spazio per gratitudine e felicitร . Lo spirito che sโinnalza al di sopra della passione, contempla lโidentitร , e lโeterna fatalitร e lโesistenza del Vero e Giusto, e si quieta nella certezza che tutto procede nel modo migliore.
โโฆquando vivi nel bene, quando hai la vita in te stesso, sei unico; non potrai intravedere le impronte di nessun altro; non vedrai nessuna faccia dโuomo; non sentirai il nome di nessuno: tutto sarร originale, lontano da modelli ed esperienze. Imboccherai la strada che si allontana dallโuomo, non quella che porta allโuomo.
Ogni persona cosรฌ forgiata รจ ambasciatore di questโaltissima veritร . La paura e la speranza sono entrambe al di sotto di essa. Cโรจ qualcosa di vile persino nella speranza.
Smisurate distese di natura, lโOceano Atlantico, il Mare del Sud, le lunghe ere, niente conta piรน. Queste percezioni sono alla base di ogni precedente stato di vita e di situazione, cosรฌ come adesso sono alla base del mio qui e ora, di quello che si chiama vita e di quello che si chiama morteโ.
Il grande paradosso di queste parole sta nel fatto che descrivono una sorta di โsolitudine partecipeโ. Difficile da comprendere? Non per chi abbia sperimentato questo stato di realtร , o per chi ne sia quantomeno alla ricerca. Si tratta chiaramente di un ossimoro, che si risolve con naturalezza se osservato alla luce di una consapevolezza piรน elevata.
Ma con una buona approssimazione possiamo accontentarci di definire la solitudine partecipe come la coesistenza dei tipici sentimenti conseguenti allโassenza di relazioni significative con un senso di connessione interiore con una realtร spirituale capace di annullare ogni pena. Mi piace pensare, e spero di non essere in errore, che almeno una porzione della grande arte prodotta dallโintelletto e dal cuore umano possa essere emersa dai tentativi di sintesi risolutiva di questo apparente conflitto.
E quando lโarmonia emerge quale forma di risoluzione di un conflitto psicologico e/o spirituale vi sono buone probabilitร di assistere alla nascita di qualcosa dal grande valore trasformativo. ร qualcosa che va decisamente oltre la fede. ร pura consapevolezza.
Potremmo, in sostanza, dire che la solitudine scava una nicchia di silenzio in noi, entro la quale possono manifestarsi frammenti di veritร o di senso. Ma sta a noi stabilirne il ruolo allโinterno della nostra realtร . La solitudine puรฒ scaraventarci nellโangoscia o donarci una veritร . Puรฒ allontanarci dal mondo o avvicinarci a noi stessi. Puรฒ condurci alla fredda valle della separativitร oppure offrirci i doni che germogliano nella feconda terra del dolore dellโanima.
Il timore che la strada verso la ricerca di senso possa essere lastricata di solitudine รจ sempre in agguato. E che per questo, potrebbe rivelarsi dolorosa, almeno in alcuni tratti. Ma con il tempo credo di aver compreso che non potrร mai essere cosรฌ dolorosa come le circostanze che spingono ad intraprenderla. La vera sofferenza deriva infatti dal rimanere intrappolati nel freddo e buio deserto dellโinconsapevolezza.
[1] Emerson, Ralph Waldo. Fiducia in sรฉ stessi. Good Mood (ebook)
